Chi era il Centurione convertito?

Gli aspetti storici dell’identità dei soldati romani avvicinati da Gesù

Per un’analisi rigidamente e scientificamente storica, dobbiamo mettere da parte tutte le indicazioni teologiche che sono contenute nei Vangeli canonici o apocrifi e negli altri scritti coevi.

Si tratta dunque di una lettura che esula dall’aspetto religioso, ma che cerca le motivazioni storiche di eventi che hanno poi assunto significati più profondi.

La ricerca dell’identità del Centurione che si trovava sotto la Croce di Gesù, nonché quella relativa ad altri ufficiali le ci vicende troviamo descritte, non è semplice, e deve anche selezionare e differenziare tra ciò che è leggenda postuma e evento storicamente probabile.

Diciamo subito che storicamente parlando il nome di Cassio Longino (da non confondere con Gaio Cassio Longino (uno degli assasini di Giulio Cesare), famoso per la sua lancia, che la tradizione ha fatto divenire uno dei tesori più ricercati nella storia dell’Umanità, non può essere ritenuto attendibile.

Il Centurione che si trovava sotto la Croce fu quello a cui Marco e Matteo attribuirono la famosa frase: «Veramente costui era Figlio di Dio», e al quale Giovanni aggiunse anche l’atto di trafiggere il costato di Gesù con la Lancia.

Perché storicamente non possiamo ritenere attendibile il nome di Cassio Longino? Sappiamo con ragionevole certezza che si tratta di un soldato romano, col grado di Centurione, in quanto la Giudea, al contrario della Galilea, al tempo della morte e resurrezione di Gesù era sotto il diretto dominio romano.

Il suo nome, però, non viene citato se non negli Atti di Pilato, un apocrifo detto anche Vangelo di Pilato, composto verso la fine del II secolo dopo Cristo, e poi modificato più volte in epoche successive. Cassio Longino viene anche collegato ad altre tradizioni, ma sempre molto postume.

È curioso inoltre rimarcare un particolare che contribuisce a consolidare l’immagine di fantasia legata a questo nome: Longino deriva dal termine greco lònche (λόγχη), che significa “lancia”.

Dal punto di vista teologico tutto ciò non scalfisce l’evento, il quale indica senza alcun dubbio il riconoscimento della divinità di Gesù da parte del mondo pagano, prima di quello ebraico.

Di tenore storico molto più attendibile è invece la figura di Cornelius, del quale conosciamo il nome perché espressamente citato da Luca in Atti degli Apostoli al capitolo 10.

Si tratta del primo soldato romano di cui si può parlare di vera e formale conversione, essendo stato battezzato direttamente da Pietro

Cornelius faceva parte della Corte II Italica (Cohors II Italica Civium Romanorum), una unità ausiliaria, la quale era stanziata in Giudea circa nel 40 d.C., precisamente a Cesarea Marittima e della quale abbiamo riscontro dall’Archeologia e dalla Storia romana. La collocazione storica dell’evento è però successiva alla morte e resurrezione di Gesù.

C’è infine da considerare un terzo Centurione, ovvero quello di Cafarnao, il quale vide esaudita da Gesù la sua richiesta di guarigione del servo, e al quale Luca e Matteo attribuiscono la frase «Signore, non sono degno che tu entri sotto il mio tetto…».

Di lui possiamo dire che certamente non si trattava di un Centurione romano, in quanto la Galilea, fino al 44 d.C. era uno Stato “cliente” di Roma: beneficiava infatti di una seppur limitata autonomia, ed era governata da re Erode Antipa.

I soldati romani potevano ovviamente transitare verso sud e verso nord attraverso la Galilea. In alcuni casi potevano essere chiamati a sedare particolari rivolte o gestire eventi delicati, come accadde nel 4 a.C. alla morte di Erode il Grande, ma non vi crearono presidi, appunto fino al 44. d.C., quando alla morte di Erode Antipa, l’imperatore Claudio negò l’autonomia alla Galilea.

Questo militare poteva essere dunque solo un Hekatontarchos (grado equivalente a quello del Centurione), ovvero un ufficiale mercenario o straniero, inserito nell’esercito di Erode Antipa.

In definitiva abbiamo sufficienti prove storiche e storiografiche circa ufficiali e soldati dell’Impero e della Galilea che avvicinarono con attenzione il messaggio del Cristo, ma non possiamo asserire di conoscerne i nomi, se non quello di Cornelius, del quale però non possiamo dire con certezza fosse stato presente alla crocifissione di Nostro Signore, ma esclusivamente che fu il primo Centurione a convertirsi.

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