La vita di uno tra i più grandi profeti riconosciuti da Ebraismo, Cristianesimo e Islam
Il profeta Isaia è considerato dalle tre grandi religioni monoteiste, uno tra i più grandi profeti che siano mai vissuti. Ai nostri giorni è tornato di attualità anche sulle cronache extra-religiose in virtù dello straordinario ritrovamento avvenuto in 1Q (la grotta n° 1 di Qumran, nel deserto della Giudea), di un grande manoscritto sostanzialmente intatto e completo, risalente almeno al I secolo a.C.
Di Isaia si è sempre parlato in termini reverenziali per la profondità del suo libro, ma in modo particolare per alcune parti, che vengono definite “Il Carme del Servo sofferente” nel quale gli esegeti cristiani e anche altri, leggono la descrizione profetica di Gesù come Messia. Gesù stesso scelse un brano di Isaia per iniziare la sua predicazione, suscitando la reazione dei Farisei nella Sinagoga di Nazareth.
Isaia visse tra il 765 e il 700 a.C. Il suo nome, in Ebraico, è יְשַׁעְיָהוּ (Yeshayahu) significa “Il Signore ha salvato”, e viene citato nel Corano, declinato in Arabo, in Ashiyāʾ (أشعياء).
Nacque in una famiglia che si ritiene aristocratica. Suo padre si chiamava Amoz (da non confondere col profeta Amos), il cui nome è citato nelle Scritture solo per indicare che era il padre di Isaia. Apparteneva alla tribù di Levi, i cui membri erano destinati alla cura del culto. Per questo motivo i discendenti di Levi non possedettero terreni al momento dello spartimento della Terra Promessa tra le dodici tribù di Israele.
Si evince dai suoi scritti che fosse sposato con una donna della quale non viene menzionato il nome, ma che viene definita “profetessa”. Non siamo in grado di capire, però, se questo titoli le derivi dall’avere ella stessa caratteristiche profetiche, o semplicemente perché moglie di Isaia. Pare comunque che condividesse la missione col marito.
Dalla moglie, Isaia ebbe due figli dai nomi estremamente significativi nella missione del padre: Sear-Iasub (“un resto ritornerà”) e Maher-Salal-Cas-Baz (“Affrettate il saccheggio, presto al bottino”). Il primo faceva riferimento al ritorno dalla deportazione babilonese, mentre il secondo, che rappresenta il nome personale composto più lungo della Bibbia, annunciava l’invasione assira e la distruzione di Damasco e Samaria.
All’età di 25 anni, nel 740 a.C., anno della morte del re Ozia, Isaia, mentre si trovava nel Tempio, ebbe la visione di Dio il quale gli affidò l’incarico di annunciare la rovina di Israele (Is 6,1-13).
Gli anni in cui Isaia visse, erano anni di enormi tensioni politiche e anche sociali, in cui il paese viveva sotto la costante minaccia dell’invasione e dell’occupazione assira. Si verificò infatti nel 720 a.C. circa, la presa di Samaria, con il crollo del Regno del Nord.
Isaia si prodigò affinché i re Acaz e Ezechia non stringessero alleanze, invitandoli ad attendere nella fede della protezione divina. I re disattesero i consigli di Isaia, e dopo la caduta del regno, questo comportamento fu ritenuto la somma colpa di Israele e il motivo per cui Dio non diede il proprio aiuto.
La scomparsa di Isaia avvenne con ogni probabilità nel 700 a.C., data dalla quale non si hanno più notizie di lui. Si ritiene che fosse stato condannato a morte e giustiziato sotto il regno di Manasse. Alcuni vangeli apocrifi descrivono l’esecuzione attraverso il segaggio in due del suo corpo.
Il Libro di Isaia consta in 66 capitoli, e si divide in tre grandi parti: cap. 1-39; cap. 40-55 e cap. 56-66. Fu scritto nel corso di almeno due secoli, per cui non possiamo parlare di un singolo autore. L’opera fu infatti redatta, nel caso del Proto-Isaia (cap. 1-39) ai tempi di Isaia e dunque attribuibile al profeta stesso; Il Deutero-Isaia (cap. 40-55) è fatto risalire a uno sconosciuto profeta che risiedeva in Fenicia ai tempi della deportazione babilonese, nella parte centrale del VI secolo a.C. In fine, il Trito-Isaia (cap. 55-66) sarebbe stato redatto da un altro anonimo profeta, vissuto a Gerusalemme attorno al 510 a.C. nel periodo della costruzione del Secondo Tempio.
Nell’Antichità la pseudo-epigrafia, ovvero il firmare le opere col nome di un autore prestigioso del quale si seguivano tracce e linea di pensiero, era perfettamente legale, per cui possiamo legittimamente indicare l’intera opera come Libro di Isaia, contenuto sia nella Bibbia ebraica che in quella cristiana. La Chiesa Cattolica venera San Isaia il 9 maggio. Per l’Islam, Isaia è un grande profeta, predecessore di Maometto.

