Approfondiamo la conoscenza di uno dei Padri della Chiesa
Siamo sinceri: se sentiamo nominare Sant’Ignazio, pensiamo immediatamente al noto santo proveniente da Loyola, fondatore della Compagnia di Gesù (i Gesuiti).
Eppure Ignazio di Antiochia vanta dei titoli altamente qualificativi, essendo annoverato non solo tra i Padri della Chiesa, ma addirittura tra i Padri Apostolici, ovvero coloro che oltre ad avere i requisiti di paternità ecclesiale, hanno anche avuto a che fare direttamente con gli Apostoli. In totale i Padri della Chiesa sono attualmente 38.
Ignazio nacque ad Antiochia circa nel 33 d.C., quindi più o meno nel periodo della Passione del Signore, e morì martire a Roma nel 107. Fu detto l’Illuminatore, o anche il Teóforo (colui che porta Dio).
Fu il secondo successore di Pietro come Vescovo di Antiochia (terza comunità cristiana come importanza dopo Roma e Gerusalemme) a partire dal 69, dopo Evodio.
Sotto il regno dell’imperatore Traiano (98 – 117) fu condannato a morte ad bestias, per non aver voluto sacrificare in onore della divinità dell’imperatore. La condanna prevedeva di essere sbranato vivo al Colosseo.
Dopo l’arresto tu trasportato a Roma sotto scorta, e durante il viaggio Ignazio scrisse sette lettere alle varie Chiese cristiane che incontrava nel suo cammino: da Smirne scrisse quattro lettere, e precisamente indirizzate alle Chiese dell’Asia Minore, Efeso, Magnesia e Tralli. Giunto nella Troade, sempre nell’attuale Turchia, scrisse due lettere alle Chiese di Filadelfia e Smirne (in relazione a quest’ultima località, Ignazio scrisse anche un’altra lettera, questa volta personale, al Vescovo Policarpo). Giunto nella capitale scrisse poi l’ultima lettera alla Chiesa di Roma.
Le testimonianze storiche su Ignazio di Antiochia sono rese da Policarpo di Smirne, nella sua Lettera ai Filippesi, e da Ireneo di Lione, nella sua opera «Contrto le Eresie». Successivamente è citato da Origene, Eusebio di Cesarea, San Girolamo, e San Giovanni Crisostomo.
Le lettere contengono importanti contenuti circa il Credo Trinitario, il Sacrificio, la Resurrezione, e la compattezza della Chiesa Universale, fu lui infatti a coniare il termine “cattolica” all’interno della lettera agli Smirnesi (Sm 8:2).
Nelle sue missive non mancò di raccomandarsi ai Romani, e precisamente all’interno della lettera alla Chiesa di Tralli, di non fare alcunché per impedire il suo martirio, essendo sua precisa intenzione ripercorrere la vita e la Passione di Cristo.
La sua dichiarazione di Cristo come Dio appare evidente nella lettera alla Chiesa di Efeso, nella quale afferma: «…che è stata scelta nella passione vera per volontà del Padre e di Gesù Cristo, Dio nostro», e che risulta ancora più chiara nell’originale greco in cui compare: «Ιησου Χριστου του θεου», letteralmente «Gesù Cristo il Dio».
La sua condanna venne eseguita, come previsto dalla sentenza, al Colosseo. Alcuni fedeli ne raccolsero i resti, i quali furono trasportati e inumati a Antiochia, nel cimitero della chiesa fuori della Porta di Dafne. Nel 637, a causa dell’invasione sacena, furono riportati a Roma e sepolti nella Basilica di San Clemente in Laterano. Una parte del cranio è invece conservata nella chiesa di Sant’Ignazio d’Antiochia, nella periferia di Roma.
Ignazio di Antiochia è venerato come santo dalla Chiesa Cattolica e dalla Chiesa Ortodossa, e la sua ricorrenza cade il 17 ottobre per noi cattolici, e il 2 gennaio per la Chiesa copto-ortodossa.

