Ecco come va intesa la “vicinanza” del Regno dei Cieli

Analizziamo e riflettiamo sulle parole di Gesù nel Vangelo secondo Matteo

L’errore di intendere il significato di “vicinanza” del Regno di Dio ha, sulle prime, confuso anche gli Apostoli e i primi Cristiani, i quali aspettavano come imminente il ritorno trionfale del Cristo Risorto.

Quando Gesù invia gli Apostoli, a due a due, a annunziare il suo messaggio, si raccomanda che approccino dapprima gli Ebrei, dicendo loro: “È vicino il Regno dei Cieli”. Se leggiamo però la versione greca del testo, ovvero quella che è conforme all’originale, possiamo scoprire che la frase da riferire era: “Si è avvicinato il Regno dei Cieli” (ἤγγικεν ἡ βασιλεία τῶν οὐρανῶν).

L’indicazione fu compresa come temporale, ovvero come se il Regno dovesse essere imminente. In realtà si trattava di un aspetto spaziale: Gesù, Figlio di Dio, ha diffuso il Regno dei Cieli partendo da quei luoghi, con la propria presenza fisica in quel territorio. È il Cristo, il Regno di Dio ad essere vicino al popolo eletto, e ad esso si rivolge per primo.

Gesù infatti sottolinea che gli Apostoli devono rivolgersi alle “pecore disperse di Israele” (letteralmente dal greco: “le pecore quelle perdute (o meglio ‘che sono andate perdute’ della casa d’Israele” = τὰ πρόβατα τὰ ἀπολωλότα οἴκου Ἰσραήλ).

Gesù-Dio ovviamente non dimentica la natura umana del popolo, e consente agli Apostoli di dare segni eccezionali, quali guarire gli infermi, resuscitare i morti, mondare i lebbrosi e scacciare i demòni, per essere certo che la sovrannaturalità del Regno sia chiara.

E Gesù-Dio afferma anche la gratuità del messaggio e di accesso al Regno dei Cieli (e cioè a Lui): ordina agli Apostoli di portare con loro alcun alimento, indumento di ricambio, borse, calzature aggiuntive o altro: a tutto provvederà il Padre.

Nessuna persona proba doveva essere trascurata, ma non doveva essere sprecato neppure un secondo inutilmente: gli irriducibili nel non accettare il Regno, non avrebbero meritato sforzi ulteriori.

Tutto ciò indica l’instaurazione di un Regno, e spiega anche il concetto teologico del Regno che è qui e nello stesso tempo non lo è ancora. La presenza fisica di Gesù è già di per sé l’instaurazione del Regno che è vicino a noi, in attesa della Gerusalemme celeste.

Quanto al tempo in cui si conclamerà la Gerusalemme Celeste, Gesù ci ha detto chiaramente che ciò non lo conosce neppure il Figlio, ma solo il Padre, preziosa indicazione per immergerci nello studio dell’aspetto Trinitario: tre persone, una sola sostanza!

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