Anche Bertrand Russel disse che assomiglia a un cammello
La terza lettera dell’alfabeto ebraico è pronunciata coma la G dura dell’alfabeto italiano, ed è definita come occlusiva velare sonora.
La sua forma, secondo quanto ebbe a scrivere Bertrand Russel nel suo A history of western philosophy, assomiglia a quella di un cammello, e risulta composta da una Waw (ו) collegata in basso a una Yod (י).
Per alcuni studiosi il suo nome deriverebbe dunque proprio dal cammello (in ebraico gamal, גמל) e di conseguenza indicherebbe la resistenza alla fatica del viaggio e del portare il peso. Per altri invece il significato simbolico sarebbe quello di un uomo ricco che insegue un uomo povero per fargli l’elemosina. Questa immagine allegorica deriva anche dal fatto che precede la lettera Daleth (ד) la quale allude alla povertà (dal termine ebraico dal, דל = povero). La parola gimel (גִּימֵל) è anche associata a gemul (גמול), che indica una restituzione motivata.
Seguendo la Beth, che come abbiamo visto indica la casa, la Gimel rappresenta anche la crescita, il progresso, il dinamismo, il movimento, nonché una tensione verso il mondo esterno.
L’alfabeto ebraico ha tratto la Gimel da quello fenicio, di cui era parimenti la terza lettera, e che generò anche la Gamma (γ) greca, la Ghe г cirillica, la Ǧīm (ج) araba e la G latina. La troviamo fra gli altri anche negli alfabeti aramaico e siriaco.
Come terza lettera in ordine alfabetico, in gematria prende il valore del numero 3 e viene dunque associata a stabilità, perfezione, equilibrio strutturale e alla manifestazione divina.

