Il segno di Giona

Il segno di Giona

La possibilità della conversione è data a tutti.

Il segno di Giona è il segno del profeta che – strappato alla morte – appare ai niniviti per predicare la conversione. Il suo segno è un richiamo alla conversione: in Giona – del resto – vi è anche la conversione del profeta!

Luca scrivendo ai cristiani che giungono dal paganesimo ricorda che – come i niniviti – è data anche a loro e a tutti la possibilità e l’appuntamento con la conversione. Questa parola è per voi, sembra dire ai suoi cristiani!
E anche noi siamo questa generazione, cocciuti a chiedere segni che giustifichino la nostra fede e meno interessati a vedere che il Signore è già all’opera e silenziosamente ci mostra tutta la sua forza di amore per noi.
Non occorrono segni per credere ma occorre credere – cambiare radicalmente la nostra prospettiva – per vedere i segni che la grazia di Dio compie nella nostra vita.

E il mistero pasquale di Gesù, il suo abbandono fiducioso al Padre, è il segno più grande che ci è dato.
Come ci ha ricordato il libro di Giona il segno più grande per gli uomini è il cuore del Padre, il suo perdono, la sua disponibilità a cambiare idea per noi: “Dio vide le loro opere… Dio si ravvide riguardo al male che aveva minacciato di fare loro e non lo fece”. Per questo ci ha donato il suo Figlio, il segno di Giona.

Scorciatoie

Scorciatoie

Le insinuazioni del diavolo sono scorciatoie

Dobbiamo tornare sulle rive del fiume Giordano per capire cosa accade nel deserto. Ricordate lo Spirito Santo che scende su Gesù? Ricordate le parole della “voce dal cielo”?
“Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento”.

Gesù, pieno di Spirito Santo, è guidato dallo Spirito nel deserto e lì è tentato dal diavolo. Gesù è tentato non perché in lui nasce il desiderio di commettere il male, di fare ciò e è proibito, ma per manifestare ciò che di più profondo c’è in lui. Lui è radicalmente il Figlio di Dio, il Figlio amato!

Ora la testimonianza che il Padre gli ha reso al Giordano viene “provata” dal diavolo: da colui che cerca di dividere i figli dal progetto d’amore del Padre, e che osa tentare di separare “il” Figlio dal Padre, spezzare il loro rapporto d’amore che è lo Spirito.

Il diavolo obbliga in un certo senso Gesù a riappropriarsi della strada che porta al compimento e alla testimonianza del suo essere Figlio.
A sceglierla e a farla sua definitivamente e con determinazione.

L’insinuazione del diavolo è sempre la stessa: è possibile una scorciatoia.
«Caro Gesù – dice il diavolo – c’è una strada più breve, più facile e più corta che ti permette di essere quello che desideri. Vuoi essere figlio di Dio? Ti dicono di esserlo? Non è necessario che tu percorri una strada di obbedienza, di pazienza, di tenacia, di servizio, di amore… c’è un’altra strada che permette “di realizzarti”».


Ecco le tre scorciatoie.

⛔ La scorciatoia del “prima io”.
Gesù ha fame e il diavolo gli ricorda che il Figlio di Dio ha un potere che gli permette di trasformare qualunque cosa, pure le pietre, per soddisfare i propri bisogni. Come se il Figlio di Dio fosse il figlio di Re Mida, che trasforma in oro tutto quello che tocca, le pietre in pane!
Ma Gesù dice che questa scorciatoia non la percorrerà mai.
Lui non ha fame del pane degli uomini ma cerca il pane della parola del Padre suo. Lui non ha fame per prendere ma per donare, per donarsi, lui stesso, come pane. Prima di sé il Figlio di Dio mette gli altri. È questo il pane vero di cui vive l’uomo.
Il Figlio di Dio in questa Quaresima mostra agli uomini la strada del digiuno, di ogni tipo, per essere anch’essi, come lui, figli di Dio.

⛔ La scorciatoia del potere.
Il diavolo porta Gesù in alto per vedere ogni regno della terra, in un instante: un colpo d’occhio di potere. E gli dice che il Figlio di Dio può possedere tutto, a costo di una piccola rinuncia: la sua libertà.
Gesù sa che il Figlio di Dio avrà ogni cosa dal Padre suo, intravede che il percorso sarà difficile, in salita, ma che ne vale la pena perché percorrendo il sentiero senza pericolose scorciatoie può gustare la misericordia del Padre suo, la sua tenerezza, facendosi strumento di questo amore. E sa che il Padre non tradirà mai la sua libertà, anzi!
Gesù dice chiaramente al diavolo che non percorrerà nemmeno questa scorciatoia.
Il Figlio di Dio si fida del Padre suo e non teme di inoltrarsi in un cammino che conoscerà i passi del servizio fino a un’obbedienza che è frutto di amore e libertà e non di costrizione.
Il Figlio di Dio in questa Quaresima mostra agli uomini la strada dell’elemosina, del servizio, della dedizione per essere anch’essi, come lui, figli di Dio.

⛔ La scorciatoia dell’autonomia.
Gesù è sul punto più alto del tempio, una vertigine di quasi settanta metri dal suolo. Il diavolo ricorda a Gesù che, in definitiva, se è figlio di Dio può fare quello che vuole perché il Padre “deve” proteggerlo. Ma il Figlio di Dio sa che nel suo cuore c’è una fiducia che non ha bisogno di essere messa alla prova. Anzi il Figlio percorre la sua strada non per mettere alla prova il Padre ma per aderire pienamente al suo disegno di amore.
Non segue la scorciatoia delle altezze, della visibilità, ma segue la strada bassa della dedizione, del servizio, dell’obbedienza fiduciosa al Padre che lo porterà fino al punto più alto del dono: fino alla Croce.
Il Figlio di Dio in questa Quaresima mostra agli uomini la strada della preghiera, dell’abbandono fiducioso del Padre, la possibilità di vivere una vita piena di Spirito Santo, per essere anch’essi, come lui, figli di Dio.

La Quaresima è il tempo per riconoscere le scorciatoie che ci portano lontano dalla strada del Figlio di Dio, le scorciatoie che ci conducono a negare la nostra umanità.
Nelle scorciatoie del “prima io”, del potere e dell’autonomia il mondo si schianta nella violenza, nell’odio, nella guerra. E non occorrono altre parole, bastano le immagini, le grida, il sangue che nuovamente invade l’Europa.

Occorre seguire la strada del Figlio, siamo più simili a lui di quello che potremmo immaginare: anche noi figli, anche noi ricolmi di Spirito fin dal nostro Battesimo, anche noi figli amati dal Padre.

Il divisore è tornato da Gesù al momento prefissato, nel momento del dono di sé, ed è stato vinto definitivamente, una volta per tutte.

Siamo i figli di quella vittoria.
Perché dargli ancora ascolto?

I tre appelli della Quaresima

I tre appelli della Quaresima

Ritornate, lasciatevi riconciliare, state attenti

La Quaresima si apre con tre appelli.

“Ritornate!”


L’appello che Dio pone sulle labbra del profeta si rivolge a un’umanità dispersa, brancolante. Un’umanità che, smarrita la strada del bene, in balia di se stessa, ripiegata sui propri tornaconti, si scopre votata all’autodistruzione.
La strada del ritorno – senza tanti giri di parole – è la strada del pentimento. Per ritornare dobbiamo riconoscere di essere radicalmente fuori strada. Persi in incontri trasformati in scontri, smarriti in un odio senza fine che pensavamo di aver dimenticato.
Per ritornare occorre ritrovare l’orientamento radicale, il punto fermo. Lasciarci attrarre dal punto magnetico che fa drizzare gli aghi verso il nord del bene, verso l’alba del futuro.
“Ritornate a me”: è la riscoperta del Dio “misericordioso e pietoso, lento all’ira, di grande amore, pronto a ravvedersi riguardo al male”.
La Quaresima è la strada del ritorno. Rispondiamo all’appello che ci viene rivolto mettendoci in cammino verso Dio, verso il Padre. Siamo pronti a vivere il nostro esodo da noi e le nostre perversioni? Questo appello diventa invito per un popolo intero, per i popoli, per l’umanità.
“Venite, ritorniamo al Signore, e tu, Signore, perdona le nostre colpe!”.
“Ritornate” ripete il Signore geloso. “Ritornate e sappiate che non sono seduto sulla soglia di casa ad attendere il ritorno dei figli che si sono persi nell’odio come un padre accigliato e risentito ma già sto muovendo i miei passi di compassione incontro a voi!”. Sono passi di misericordia!
Ecco il primo appello: “ritornate!”

“Lasciatevi riconciliare!”


È l’appello che l’Apostolo ci rivolge in nome di Cristo. Lasciatevi riconciliare è l’appello che viene rivolto a un’umanità divisa, separata da fazioni, un’umanità segnata dalla guerra disastrosa dei missili e delle bombe e dalle contese striscianti delle recriminazioni quotidiane, dalle insoddisfazioni generalizzate, dalle lamentazioni dei vittimismi cronici.
Capaci di riconciliazione perché radicalmente riconciliati!
E allora ecco la forza dell’appello che squarcia il nostro mondo di peccato, che smaschera ogni alibi. Lasciatevi riconciliare perché c’è un dono da ricevere, c’è un perdono da vivere. C’è un momento favorevole che trasforma il tempo degli uomini. Una parola nuova è stata già pronunciata, un tempo favorevole è già iniziato, Dio ha preso l’iniziativa: il peccato, il segno evidente della nostra morte, è stato preso da Gesù, lui è stato fatto peccato per trasformarci in giustizia di Dio.
L’appello dell’Apostolo, annunciando l’opera di Dio in Cristo, diventa il compito della chiesa e di una comunità cristiana: l’impegno rinnovato per i discepoli di Cristo ad essere segno di riconciliazione, impegno di pace, tessitori di fraternità.
Ecco il secondo appello: “lasciatevi riconciliare!”

“State attenti!”


Il terzo appello viene direttamente da Gesù, dalle sue stesse labbra! “State attenti” sono le parole che Gesù usa per instillare nel nostro cuore l’arte della vigilanza. “State attenti”, qui, diventa l’appello a non trasformare gesti che dovrebbero dire una relazione intima con il Signore, in altro, nella nostra glorificazione, nella giustificazione di noi stessi.
“State attenti” è l’invito a scandagliare con accuratezza il nostro cuore, le nostre intenzioni, i nostri desideri più profondi… sono orientato a “io” o a “Dio”? Serviamo il Signore o ci serviamo di lui (o della sua caricatura)?
Siamo umili discepoli nell’ascolto oppure orgogliosi maestri nell’apparenza?
Fate attenzione – dice Gesù – a non realizzare la vostra giustizia davanti agli uomini. Questo appello è rivolto in particolare a noi, discepoli di Gesù. Facciamo attenzione che i nostri gesti di fede aprano una strada di intimità con Dio, anzi, facciamo attenzione che pregando, digiunando, compiendo gesti di condivisione sia Lui stesso – attraverso il dono del suo Spirito – ad operare in noi. E così la giustizia che Dio opera in noi porterà non solo il segno visibile di un pentimento ma frutti veri di conversone. Un cuore nuovo.
Ecco il terzo appello: “State attenti!”

È così che si apre la nostra Quaresima, con tre appelli che vengono dal cuore di Dio: “Ritornate!”, “Lasciatevi riconciliare!”, “State attenti!”.

Dio non cessa di rivolgersi all’uomo perché non smette di credere che proprio l’uomo da lui amato è capace di bene, nonostante le fatiche e i tradimenti che Gesù stesso ha sperimentato in prima persona.
Il Padre di Gesù Cristo non smette di guardare al cuore dell’uomo e al mondo come a un campo in cui continuare a seminare, con generosità, semi di bene. E così ci invita a prenderci cura di questo straordinario e, al tempo stesso, povero campo, a iniziare dal tempo favorevole di questa Quaresima: “in questo tempo di conversione, trovando sostegno nella grazia di Dio e nella comunione della Chiesa, non stanchiamoci di seminare il bene. Il digiuno prepara il terreno, la preghiera irriga, la carità feconda” (papa Francesco).

Gli appelli di Dio, in un mondo infuocato e insanguinato, trovino ascolto, portino frutti di conversione, frutti di pace!

E sarà Pasqua, sarà vita nuova!

Le parole di Gesù sul matrimonio

Le parole di Gesù sul matrimonio

Riflessione sull’importanza dell’unione coniugale

Gesù usa parole chiare riguardo al matrimonio, e al piano del Creatore su di esso. Non usa mezzi termini.

Queste parole di Gesù sembrano molto dure, eccessivamente rigorose, paiono non tenere conto delle difficoltà della vita reale. Ma non è così.

Le parole di Gesù sono piene di misericordia: Egli ricorda il piano originale di Dio, e ricorda che è stato pensato per l’uomo e per la sua felicità.

Adeguarsi al piano di Dio, ai suoi progetti, anche quando la vita ci lascia pensare che non può essere questa la via per una vita piena e gioiosa, significa cercare il nostro vero bene.

Certo, non sono escluse dalla vita del cristiano la rinuncia e il sacrificio, ma non vengono imposti così, senza un motivo, ma perché noi possiamo essere davvero felici.

La solidità del matrimonio fa bene agli sposi, che, finché entrambi saranno in questo mondo, possono contare sulla presenza dell’altra persona, fa bene ai figli, che da una famiglia unita possono trovare il contesto migliore per crescere in modo equilibrato, fa bene all’intera società, che da famiglie solide ricava grande stabilità.

Il Signore non ci garantisce che, su questa terra, ci verranno risparmiati sacrifici e anche sofferenze. Ci garantisce che, ascoltando le sue parole, troveremo il vero bene per noi, con sacrifici e lotte su questa terra, pienamente e senza ombre nella vita eterna.