Il “pane quotidiano”, un’espressione della profondità del pensiero di Dio

Padre Nostro, la preghiera perfetta

Che il Padre Nostro sia una preghiera perfetta non deve stupirci, in quanto consegnataci direttamente da Gesù, vero Dio e vero uomo.

Se crediamo infatti di averne compreso ogni sillaba ci sbagliamo di molto. Infinite sono, infatti, le diramazioni che ogni singolo termine prende, se valutato attentamente e con l’ausilio della collocazione nel contesto linguistico.

È nota la sfumatura che assume il termine peirasmón, tradotto in “tentazione”, ma che in realtà indica la “prova” a cui l’uomo è chiamato, e che ha fatto nascere numerose e erronee polemiche circa la migliore traduzione del Padre Nostro.

Dobbiamo considerare che Gesù pronunciò il Padre Nostro agli apostoli, parlando in Aramaico, ma a noi venne trasferito in Greco, in quanto i Vangeli sono stati scritti in quella lingua, almeno nelle versioni più antiche che possediamo, e finora considerati le originali.

Gesù ci raccomanda di chiedere al Padre il “pane quotidiano”, e noi interpretiamo semplicemente come una richiesta che soddisfi le nostre esigenze.

Andando più in profondità emergono però concetti più importanti. Intanto quello che Gesù ci invita a chiedere è un pane (se lo indichiamo come “quotidiano”) che serva per “oggi”, quindi un sostentamento che sia indispensabile e non duraturo, come lo fu la manna donata agli Israeliti nel deserto. Non un cibo da mettere da parte per maggiore tranquillità, ma un sostentamento necessario per continuare a attendere la benevolenza del Padre con fiducia e perseveranza.

Ma se scaviamo ancora più a fondo, ci accorgiamo che il termine greco tradotto con “quotidiano” nella nostra lingua, è epióusion, il quale risulta formato da epi (sopra) e da ousia (sostanza, essere). Si tratta dunque di un pane soprannaturale, un nutrimento che non è solo materiale, un pane “al di là dell’essere”.

Il termine epióusion è stato utilizzato nei Vangeli esclusivamente i due occasioni: in Matteo 6 e in Luca 11, solo in corrispondenza dell’insegnamento di questa preghiera. San Girolamo, traduttore della Bibbia (la nota Vulgata) disse di non aver trovato in nessuna lingua una parola equivalente, e Origene ammise di non averla mai sentita prima.

Si tratta dunque di una chiara indicazione che esiste qualcosa che si spinge oltre la natura che noi siamo abituati a vedere e vivere.

Leggere il Padre Nostro significa addendrarsi in una miniera di informazioni e di sorprese. Infatti questa è solo una semplice riga dell’intera preghiera, che contiene in ogni parola un universo.

A beneficio di chi volesse approfondire si riproduce Il Padre Nostro (Padre Hemon) in caratteri greci e nella sua traslitterazione.

Πάτερ ἡμῶν ὁ ἐν τοῖς οὐρανοῖς,ἁγιασθήτω τὸ ὄνομά σου·ἐλθέτω ἡ βασιλεία σου·γενηθήτω τὸ θέλημά σου,ὡς ἐν οὐρανῷ καὶ ἐπὶ τῆς γῆς·τὸν ἄρτον ἡμῶν τὸν ἐπιούσιον δὸς ἡμῖν σήμερον·καὶ ἄφες ἡμῖν τὰ ὀφειλήματα ἡμῶν,ὡς καὶ ἡμεῖς ἀφίεμεν τοῖς ὀφειλέταις ἡμῶν·καὶ μὴ εἰσενέγκῃς ἡμᾶς εἰς πειρασμόν,ἀλλὰ ῥῦσαι ἡμᾶς ἀπὸ τοῦ πονηροῦ.[Ὅτι σοῦ ἐστιν ἡ βασιλεία καὶ ἡ δύναμις καὶ ἡ δόξα εἰς τοὺς αἰῶνας·]ἀμήν.

Páter hēmôn, ho en toîs ouranoîshagiasthḗtō tò ónoma sou;elthétō hē basileía sou;genēthḗtō tò thélēma sou,hōs en ouranôi, kaì epì tês gês;tòn árton hēmôn tòn epioúsion dòs hēmîn sḗmeron;kaì áphes hēmîn tà opheilḗmata hēmôn,hōs kaì hēmeîs aphíemen toîs opheilétais hēmôn;kaì mḕ eisenénkēis hēmâs eís peirasmón,allà rhûsai hēmâs apò toû ponēroû.[Hóti soû estin hē basileía, kaì hē dýnamis, kaì hē dóxa eis toùs aiônas;] Amḗn.

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