Le parole e le frasi più usate nella Bibbia

Nei testi ispirati è oltremodo importante la frequenza dei concetti

La Bibbia, lo sappiamo, è, per i credenti, una raccolta di libri ispirati che contengono la Parola di Dio.

Per i non credenti e gli studiosi in genere, essa rappresenta comunque una folta documentazione che illustra elementi storici, narrativi e teologici, che risultano utilissimi per decifrare le tendenze del pensiero, della cultura, degli usi e costumi, nonché di precisi riferimenti concettuali delle varie epoche di riferimento.

Quando ci riferiamo sinteticamente a “Bibbia” dobbiamo tenere a mente che il termine non è sovrapponibile esattamente per Ebrei, Cattolici e Protestanti, in quanto ognuna di queste religioni accoglie alcun i libri e ne esclude altri, seppure il corpus identitario risulti sostanzialmente immutato. Per noi cattolici i libri dell’Antico Testamento inseriti nel canone sono 46, a cui si aggiungono 27 testi del Nuovo Testamento: in totale 73. Gli Ebrei hanno inserito nel loro canone solo 39 libri, mentre i Protestanti hanno formato il loro canone pure con 39 libri dell’Antico Testamento, oltre i 27 del Nuovo Testamento, per un totale di 66.

I filologi attribuiscono sempre una grande importanza alla frequenza dei termini, delle frasi e dei concetti che emergono dai testi. Nel caso dei testi biblici la rilevanza è ancora più palese, in quanto i riferimenti sono rivolti a un messaggio che annuncia di essere eterno e trascendente, sfociando nell’escatologia. Si esalta l’aspetto spirituale e ci si concentra nell’essenza dell’uomo e nella spiegazione dell’origine e dello scopo dell’universo.

Risulta dunque interessante, ma anche fondamentale, chiedersi quali siano le parole e le frasi che figurano più spesso nella Bibbia, e anche parzializzando la lettura al Nuovo e all’Antico Testamento.

Grazie ai moderni mezzi tecnologici questa ricerca non è difficile, e la velocità che si ottiene nello scoprire i risultati, consente di impiegare maggior tempo da dedicare alle loro interpretazioni.

La frase che risulta la più utilizzata in tutta la Bibbia è: “Non avere paura” (in ebraico al-tira = אל תירא e in greco-koinè mê phoboû = μὴ φοβοῦ).

Questa esortazione ha tra l’altro una frequenza molto eloquente: nell’intera Bibbia compare 365 volte, a simboleggiare il numero dei giorni del ciclo annuale. Ma ancora più curiosa risulta la frequenza limitata al Nuovo Testamento, in cui troviamo questo incitamento per 44 volte.

Il 44, per gli Ebrei del tempo di Gesù, e quindi anche per gli Apostoli e i loro contemporanei, era il numero che veniva associato al Merkavah (il carro-trono di Dio) descritto all’inizio del Libro di Ezechiele, termine che guarda caso, figura anch’esso per 44 volte nell’Antico Testamento.

È estremamente consolante che il messaggio biblico più frequente e insistente sia proprio questo, ovvero quello che Dio e gli Angeli utilizzano nell’accostarsi con amore e discrezione agli uomini nei momenti fondamentali della storia della salvezza. Fu riferito anche a Maria Santissima in occasione dell’Annunciazione e ad Abramo nel riferirgli la maternità di Sarah.

Concettualmente, una frase rilevantissima nel Nuovo Testamento è: “gli uni gli altri”, riferita all’amore fraterno tra gli uomini e al sussidio reciproco. Il termine greco in questione è allelon (ἀλλήλων), che compare circa 100 volte.

Riguardo ai singoli termini abbiamo una differenza che risulta complementare. La parola più ricorrente nell’Antico Testamento è Elohim, ovvero il termine col quale, insieme al tetragramma sacro impronunciabile YHWH, veniva indicato il Dio di Abramo. Da notare che si tratta di un temine che viene espresso al plurale, nonostante i verbi utilizzati e le frasi che lo contengono siano sempre al singolare. Troviamo Elohim per circa 2.500 volte nel solo Antico Testamento.

Ma anche nel Nuovo Testamento vediamo primeggiare il riferimento a Dio, con i termini θεός (theos = Dio) ripetuto 1.300 volte, e κύριος (kyrios = Signore) usato in circa 750 occasioni.

La prima tra le mille analisi che potremmo fare su questi risultati, è che i messaggi sui quali dobbiamo concentrarci per comprendere la “lingua di Dio” sono quelli di speranza, affidamento, amore e fraternità, che derivano chiaramente dal “Non aver paura”, dal “gli uni gli altri” e dalla costanza della presenza di Dio (Elohim, YHWH, Theos e Kyrios).

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