La sconfitta dell’Arianesimo
Quest’anno ricorre il 1700 anniversario dell’apertura e della chiusura di uno fra i più importanti Concilii della Storia, tenutosi a Nicea, odierna Iznik (in Turchia), dal 20 maggio al 25 luglio del 325 d.C.).
Fu voluto, organizzato e presieduto dall’Imperatore Costantino I il quale aveva in mente più motivazioni politiche che teologiche, ma che è risultato fondamentale per la comprensione della nostra Fede e determinante in ambito trinitario.
Costantino voleva infatti risolvere le divergenze che erano nate attorno alla questione della natura di Cristo (il Figlio) in relazione al Padre, discussione che creava una spaccatura ideologica all’interno dell’Impero e che stavano creando un indebolimento del tessuto della società romana, concretizzatosi poi, 70 anni dopo, con la spaccatura fra Occidente e Oriente.
Il Concilio di Nicea del 325 (nella stessa sede se ne svolse successivamente un altro nel 787), viene considerato il secondo Concilio della Storia: il primo si svolse in epoca apostolica nel I secolo d.C. a Gerusalemme, che concesse ai Gentili di non sottoporsi alla circoncisione, e che vide protagoniste le tesi di Pietro, Paolo e Barnaba.
Quello di Nicea, durante il Pontificato di Silvestro I, nel IV secolo, fu importantissimo anche perché chiarì una volta per tutte la posizione dottrinale rispetto all’eresia di Ario. Quest’ultimo, che era un presbitero, sosteneva la Homoiusios, ovvero che la sostanza del Figlio fosse solo simile a quella del Padre. Ciò consentiva di pensare che il Figlio fosse stato creato e non già presente in una dimensione eterna, già al momento della Creazione. Questa era la convinzione che portò alla nascita dell’Arianesimo.
Col Concilio di Nicea del 325, venne invece stabilita la Homoousios, che sancisce la coincidenza perfetta della natura del Padre e del Figlio. Con la Homoousios si ha invece una perfetta linea teologica trinitaria che si accorda in modo totalizzante con le Sacre Scritture. Nacque dunque il Credo di Nicea, poi completato nel successivo Concilio di Costantinopoli I, che affermò il Credo Niceno-Costantinopolitano che recitiamo ancora oggi.
Quando recitando questa preghiera pronunciamo la frase “… della stessa sostanza del Padre”, riferendoci al Figlio, ripetiamo la nostra adesione a questa verità di Fede.
A Nicea però non si stabilì esclusivamente questa realtà. Fu anche stabilita la data della Pasqua, che avrebbe dovuto cadere, e ancora oggi cade per noi Cattolici, la prima domenica dopo il plenilunio successivo all’equinozio di Primavera, differenziandosi così dalla Pesach (Pasqua ebraica), la quale era regolata dal calendario ebraico.
Nicea promosse altre importanti decisioni, fra cui la regola che l’ordinazione di un Vescovo avvenga alla presenza di altri tre Vescovi (ancora in vigore), la preminenza del Vescovo di Roma e di quello di Alessandria d’Egitto, la situazione dei lapsi (coloro che avevano adorato gli dei pagani durante la persecuzione di Licinio), le donne diacono ridotte alle condizioni di laicato (escluse dal clero), la proibizione di inginocchiarsi durante le celebrazioni festive e nei giorni pasquali fino a Pentecoste, e altro ancora.
Come già accennato, il Credo di Nicea non fu quello definitivo, ma venne poi precisato meglio a Costantinopoli durante il Concilio del 381.
Vediamo qui in seguito la differenza fra le due preghiere:
Credo di Nicea:
«Crediamo in un solo Dio, Padre onnipotente, creatore di tutte le cose visibili e invisibili. E in un solo Signore, Gesù Cristo, il Figlio di Dio, generato dal Padre, unigenito, cioè dall’essenza del Padre, Dio da Dio, luce da luce, vero Dio da vero Dio, generato, non creato, consustanziale con il Padre; per mezzo di lui tutte le cose sono state create, sia quelle nel cielo sia quelle sulla terra; per noi gli uomini e per la nostra salvezza discese e si è incarnato; morì ed è risuscitato il terzo giorno ed è salito nei cieli; e verrà per giudicare i vivi e i morti. E nello Spirito Santo.
A riguardo di quelli che dicono che c’era un tempo quando Egli non c’era, e prima di essere generato non c’era, e che affermano che è stato fatto dal nulla o da un’altra sostanza o essenza, o che il Figlio di Dio è una creatura, o alterabile o mutevole, la santa cattolica e apostolica Chiesa li anatematizza.»
Credo Niceno-Costantinopolitano:
«Credo in un solo Dio, Padre onnipotente, creatore del cielo e della terra,
di tutte le cose visibili e invisibili. Credo in un solo Signore, Gesù Cristo,
unigenito Figlio di Dio, nato dal Padre prima di tutti i secoli: Dio da Dio, Luce da Luce, Dio vero da Dio vero, generato, non creato, della stessa sostanza del Padre;
per mezzo di lui tutte le cose sono state create.
Per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo e per opera dello Spirito Santo si è incarnato nel seno della Vergine Maria e si è fatto uomo.
Fu crocifisso per noi sotto Ponzio Pilato, morì e fu sepolto. Il terzo giorno è risuscitato, secondo le Scritture, è salito al cielo, siede alla destra del Padre. E di nuovo verrà, nella gloria, per giudicare i vivi e i morti, e il suo regno non avrà fine.
Credo nello Spirito Santo, che è Signore e dà la vita, e procede dal Padre e dal Figlio.
Con il Padre e il Figlio è adorato e glorificato, e ha parlato per mezzo dei profeti.
Credo la Chiesa una, santa, cattolica e apostolica. Professo un solo battesimo per il perdono dei peccati. Aspetto la risurrezione dei morti e la vita del mondo che verrà. Amen».