Dove si colloca in realtà il Monte Sinai?

Indagine per identificare dove sorge il monte dove Mosè ricevette le tavole

Quella che stiamo affrontando è una questione ancora oggi dibattuta fra storici, archeologi, esegeti e biblisti: dove si erge in realtà l’Horeb, ovvero il biblico Monte Sinai. Si tratta di una ricerca intrigante in quanto precisa il luogo in cui la Bibbia narra siano state consegnate le tavole della Legge a Mosè, e alle cui pendici gli ebrei costruirono un altare per adorare il vitello d’oro.

A dispetto del nome, il monte è indicato sulla Bibbia come appartenente all’Arabia, e ciò pare dover escludere un’interpretazione datata al III secolo d.C. che include il monte nella penisola del Sinai. E ciò corrisponderebbe alle nuove risultanze archeologiche.

Il Monte Sinai è stato infatti identificato dalla tradizione come il Jabal Musa, che sorge nella penisola egiziana. Vediamo allora cosa si intendeva anticamente con Arabia.

Il geografo e storico greco Agatarchide di Cnido ha definito i confini a cui ci si riferiva citando “Arabia”, e la collocava ad est del Golfo di Aqaba, escludendo decisamente il Sinai. Lo stesso Paolo nella sua Lettera ai Galati, del I secolo d.C. afferma che il Monte Sinai si trova in Arabia.

Ci si chiede allora se realmente esiste un monte che possa rispondere alle caratteristiche citate nella Bibbia, e compatibile con tutte le eventuali eccezioni che la scelta di Jabal Musa implica.

La risposta è affermativa: in quella che oggi è territorio dell’Arabia Saudita nella sua regione nord occidentale troviamo Jabal Maqla, ovvero un monte che le tribù beduine del luogo, che non furono ebree né cristiane, definirono Jabal Moussa (Montagna di Mosè)

Alcuni rilevamenti archeologici effettuati alle pendici di Jabal Moussa hanno ritrovato strutture in pietre pesantissime che sono disposte come a formare un altare, su cui sono incise e scolpite immagini di animali comuni in Egitto e non nella zona. La datazione di queste pietre risale a circa il 1500 a.C., data compatibile con la narrazione dell’Esodo.

Monte Maqla

Da notare che i ritrovamenti archeologici avvalorano il racconto biblico della costruzione del vitello d’oro e di un altare, mentre Mosè era sulla cima della montagna (Es 32).

Si proceduto dunque all’analisi geologica del granito, il quale presenta scolorazione e mutazioni strutturali dovute ad un estremo calore, ma che si verifica quando la temperatura raggiunge addirittura migliaia di gradi Celsius, e siccome il granito non è infiammabile, il fenomeno non può essere legato a incendi. Esodo !9.16-20 narra di una montagna avvolta nel fuoco e del Signore che vi discese.

La candidatura di Jabal Maqla a essere ritenuto il vero Monte Sinai, si pone dunque in modo autorevole.

Questa identificazione, se fosse confermata, preciserebbe il percorso dell’Esodo e addirittura, forse, il luogo dell’attraversamento del Mar Rosso.

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